Una storia tutta Marchigiana

Le Terre di Frattula !

Ammirando il paesaggio che si scorge nell’attraversare le nostre campagne e le dolci colline, si entra nella magica atmosfera di una storia fatta di racconti e di documenti come le “Carte di Fonte Avellana”, deve si parla di Santa Maria in Portuno e di Frattula.

La sua suggestiva posizione domina le valli che si estendono fino all’Adriatico; dalle sue alture panoramiche (Corinaldo, Scapezzano, Montedoro, ecc), infatti, si possono ammirare le valli del Cesano e del Nevola e la suggestiva catena appenninica dal Monte Catria e Nerone fino ai Sibillini ed al Monte Conero.

Le mura castellane e le centinaia di case rurali ed i borghi agricoli custodiscono ancora con sapienza ed amore la storia, le tradizioni e il paesaggio agrario, nonostante la quasi fisiologica antropizzazione, che ha risparmiato pochissimi angoli del nostro pianeta.

Nel mondo delle arti e dei mestieri, così come nelle eccellenze alimentari, frutto della passione e della professionalità delle donne e degli uomini, qui si percepisce il respiro profondo del Passato, che si unisce a quello Presente: le Terre di Frattula nella Cesania felix.

Storia

La terra è il grembo della vita. Ogni fiore svela i profumi e i colori della sua zolla”

L’epopea della Cesania

1 – Chiamiamo CESANIA un comprensorio di circa 3700 ettari di terreno agricolo delimitato dal fiume Cesano, da una parte, e dagli altipiani della dorsale collinare che ne sovrastano la vallata digradando verso l’estuario, dall’altra. Attualmente vi insidono, nei loro versanti cesanensi, i Comuni di Senigallia con Scapezzano e Roncitelli, Castel Colonna, Monterado, Ripe, Corinaldo e Castelleone di Suasa.

2 – Nel Medioevo, dal VII al XV secolo, dopo la seconda distruzione di Suasa (409 d.C.), compiuta dai Goti di Ataulfo, i sopravvissuti si rifugiarono sulle alture (difficilmente accessibili) della dorsale, formandovi almeno una decina di piccoli agglomerati abitativi quali Agliano, Monteaniano, Mampula, Ripula, Frattula, Santa Marina, Misericordia, Roncitelli, Tomba, Monte Rado, Corinalto, Castello (dei figli di) Leone, alcuni dei quali andarono distrutti o da guerre tra nobili o per terremoti e contagi durante il Trecento.

3 – Il migliaio di ettari pianeggianti sotto Corinaldo (denominati dall’abbazia di S. Maria in Portu- no e, poi, dal 1227, col toponimo di S. Maria del Piano), che si allargano diversamente fra la base della dorsale collinare e la sponda destra del Cesano (forse cosparso di ville signorili prima della distruzione di Suasa come vorrebbero gli archeologi), dall’infausto 409 alla metà del sec. XI era quasi del tutto trascurato (incendi; esondazioni, crescita selvaggia di querce, pioppi, salici e sottobosco, rari tratti di pascoli…); e per effetto “domino” anche i 2700 ettari sovrastanti, per sé fertili, in abbandono: un’accozzaglia di appezzamenti – dai tre ai venti ettari – di proprietari i più disparati (dal Monastero di Brondolo sotto Chioggia all’arcivescovo di Ravenna, dal vescovo-conte di Senigallia ad Abati di vari monasteri, da signorotti laici a prebendati chierici…) sempre in cagnara fra loro, incuranti di tutto, capaci di farsi vedere solo per depredare i villici che abbandonavano i terreni per non morirvi sopra di fame e di malattie…

4 – Per effetto delle Donationes pro anima e per la fama di santità che li circondava, gli ultimi arrivati = gli eremiti di s. Croce dell’Avellana sul Catria, già alla metà del sec. XI avevano soppiantato molti dei vecchi padroni dei territori sopra descritti. Benché dediti alla preghiera, ai digiuni e alla contemplazione, accettarono tanto patrimonio agrario per esortazione di S. Pier Damiani, inventandosi una nuova missione: quella di servirsene per ricondurre alla dignità di figli di Dio braccianti, fittavoli, servi della gleba trattati dai padroni (cristiani!) come, anzi peggio delle bestie.

5 – Escogitarono di appropriarsi, mediante compravendite e permute, di tutti i 3700 ettari di terra con i loro conduttori, e di formarne, progressivamente, un’unica grande azienda agricola: e ci riuscirono in una ventina di anni, durante i quali studiarono nel loro Scriptorium i trattati di agricoltura, che trascrivevano, dei classici Romani (Catone, Varrone, Plinio il vecchio, Virgilio, Columella); riaccesero nell’anima dei contadini la stima e l’amore per l’agricoltura; istillarono il sentimento della solidarietà (la prima “associazione contadina” e il primo “contratto solidale”) e la pratica del rapporto democratico; inventarono la divisione specializzazione e programmazione calendarizzata del lavoro agricolo e dell’artigianato connesso; attuarono la gestione cooperativistica particolarmente favorevole nei grandi lavori stagionali; ottennero la regimazione delle acque, la fertilizzazione totale e il massimo della produttività allora neppure immaginata…

6 – Monaci a turno scendevano dal Catria e persistevano nell’azienda ad assistere e dirigere tecnicamente e fraternamente i lavori e rafforzare i valori spirituali e morali, provvedendo a se stessi.

Già alla fine del sec. XII l’azienda era vicinissima al massimo del rendimento, mai visto altrove da che si aveva memoria; l’organizzazione sociale rendeva gioiosa la fatica e la vita, anche delle donne, ragazzi ed anziani; chiesuole per le pratiche di pietà, cisterne e luoghi protetti per la custodia delle derrate e dei prodotti; allevamenti di animali pregiati e da cortile…: insomma quanto era stato mai visto e immaginato in quei secoli di “non- vita-umana” per i nove decimi dei nati e per i dannati al lavoro forzato della terra…

7 – L'”età dell’oro” per la Cesania furono i secoli dal XII alla metà del XV. Vi si era raggiunta e si manteneva l’assoluta autosufficienza economica e conseguentemente politica; vi si produceva ancor più di quanto abbisognava. Tutto confluiva nell’emporio comune e periodicamente si ripartiva fra tutti equamente secondo il bisogno (“pro capite”).

La proprietà era dell’Avellana, ma i Monaci non accettavano dalle circa trecento famiglie di contadini che un canone annuale di affitto “puramente simbolico” in prodotti del suolo. L’unico esempio al mondo di CRISTIANESIMO SOCIALE e di SIGNORIA DEI POVERI.

8 – L’esperimento avellanita poté essere praticato solo nella Cesania: un comprensorio fatto di una “valle chiusa” e di un altipiano ben controllabile da castelli muniti.

Ma non poteva durare… Si salvò dalla orde barbariche, dalle soldatesche dell’Imperatore e del Papa (i lavoratori e i monaci – almeno cinquecento – potevano armarsi e difendersi al bisogno…) Ma non si salvò dalla Camera Apostolica: dal crescente, esorbitante bisogno di danaro, in ragione del mecenatismo, delle imprese militari dei Papi e dell’esilio avignonese… La Camera Apostolica controllava le entrare dei grandi Monasteri e li tassava sempre più avidamente e iniquamente. Seppe dell’esperimento avellanita – “rivoluzione sociale” pacifica, sì, ma sempre in contraddizione con l’Ordine Divino che voleva (e non era vero!) la immutabile disquiparità fra chierici e laici, fra nobili e ignobili, fra ricchi e poveri …

9 – La Camera Apostolica cominciò a “mettere le mani avanti” dal 1325, aumentò la pressione su Fonte Avellana verso la fine del ‘300, imponendole tasse quadrimestrali sempre più pesanti e sottoponendola all’autorità diretta del Pontefice… Diffidando della esattezza della contribuzione avellanita ne affidò la requisizione di tutte le entrate ad Abati Commendatari, ai quali era assegnato in premio fino al cinquanta per cento di esse. I monaci del Catria non avevano più di che far fronte all’esosità degli Abati Commendatari; furono dapprima costretti ad accrescere il canone d’affitto ai contadini, tentarono anche di barare sulla “denuncia dei redditi”, finché il Papa Pio V soppresse nel 1568 la Congregazione Avellanita, col pretesto di corruzione morale, incorporandola in quella di Camaldoli. La Signoria dei poveri si dissolse e i contadini finirono nelle mani dei Gesuiti e poi di facoltosi laici; senza che tradizioni e memorie potessero svanire dalle Terre di Frattula.

Prodotti tipici

Le Terre di Frattula si caratterizzano nella regione Marche in un areale comprendente cinque Comuni: Senigallia, Corinaldo, Ripe, Monterado e Castel Colonna.

Le Marche sono ricche di produzioni tipiche, rinomate fin dall’antichità per l’attività agricola e le produzioni di olio, vino e cereali, nonché per l’arte e le botteghe artigianali.

Tra i principali prodotti tipici ricordiamo il “Salame di Frattula”, l’olio extra vergine di oliva, i vini, il miele, il liquore di Lilla, la visciola, i cioccolatini, le farine, la pasta e il pane proveniente dalle Terre di Frattula. Produzioni che rispettano la sapienza contadina ed artigianale, avvalendosi delle nuove tecnologie e, con appositi disciplinari, rispettosi della natura e dell’ambiente.

( Manlio Brunetti e Marco Giardini)

www.terredifrattula.it

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