Storia delle Marche: la nascita di un territorio di qualità

La derivazione del nome della regione è certamente germanica: Marca (dal tedesco Mark=territorio) significava paese di confine.
Alla fine del X secolo esistevano fra l’Appennino e il Medio Adriatico, alcune Marche:
La Marca di Camerino, più tardi la Marca di Ancona e quella di Fermo.

Si è sempre trattato di una terra poco accessibile, completamente collinare, con un solo lato affacciato lungo il mare, l’Adriatico, e percorsa trasversalmente da un pettine di valli parallele tra loro e perpendicolari alla costa, formate da piccoli fiumi.

La geografia del territorio determina anche oggi il sistema viario, con l’autostrada che percorre il litorale e solo cinque valichi che collegano la regione alle altre confinanti.

Complesse le vicende storiche, mutevoli e differenziate.
Abitata nell’antichità dai Piceni la regione entrò a far parte dello stato romano nel 268 a.C.
Fu poi dominio dei Goti, dei Bizantini dei Longobardi. La zona di influsso bizantino fu divisa in due Pentapoli: Quella marittima comprendeva le città di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona, l’altra era costituita da Urbino, Fossombrone, Cagli, Gubbio, Jesi.

Nel VIII secolo i Longobardi furono costretti a cedere ai Franchi, e Pipino, re di questi ultimi, donò al Papato il territorio. Per un certo periodo l’autorità religiosa prese in mano le redini della vita associata, ma presto, con l’affermarsi del feudalesimo, ebbe inizio una storia di rivalità e guerre reciproche. Tra Trecento e Quattrocento diversi eventi si intrecciarono, tra libertà comunali, dominio della Chiesa e l’insorgere del potere di alcune famiglie. Tra Quattrocento e Cinquecento si formarono diversi feudi e stati, in buona parte assoggettati a Roma, anche se in qualche caso di fatto autonomi.
Dal 1797 al 1800 le Marche furono occupate dai Francesi, che in pratica le tennero più a lungo, e poi dal 1849 al 1857 dagli Austriaci. Nel 1860 la regione fu annessa al Regno d’Italia.

Alla storia è legato, naturalmente lo sviluppo urbanistico.
I Romani, per esempio, stabilirono rapidi collegamenti tra Roma e la costa, tracciando grandi strade e ponendo mano a qualche opera imponente, come il taglio del Furlo, lungo la famosa gola.
Ecco perché le loro città sono litoranee (Fano, Senigallia, …) e in qualche fondo valle (Helvia Recina), mentre sono numerose le vestigia delle stazioni di sosta lungo le strade.

Ma fu solo con il Medioevo che si ebbe il definitivo assetto urbano, quando i contadini, per potersi difendere, si unirono formando centri abitati sulla sommità dei colli o sui più impervi terrazzi fluviali, anche se lontano dai campi da coltivare.

Si disegnò così il tipico paesaggio marchigiano, fatto di colline in continua successione, ciascuna con un centro abitato in cima.

Ogni Comune dovette, quindi, dotarsi di proprie difese e, in alcuni casi, di un castello, nonché di cinte murarie.
Mura tutte costruite in mattoni, con una scarpa molto alta e molto inclinata (Jesi, Corinaldo, Ripatransone, Acquaviva Picena, Ostra), dotate spesso di un camminamento molto attrezzato, una sorta di strada coperta (Morro d’Alba, Serra San Quirico).
Il fervore di una vita comunale prima e feudale poi fece si che ogni centro avesse una sua piazza civica, un palazzo comunale, edifici nobiliari, un’edilizia civile di buon livello, l’ospedale, una foresteria, un teatro…
Bisogna ricordare per la loro importanza urbana e urbanistica le piazze di Ascoli, San Severino, Offida, Fermo, San Ginesio, Fabbriano… l’università di Camerino, l’ospedale dei pellegrini a San Ginesio e i palazzi di Matelica, Cingoli… e lo straordinario numero di teatri e teatrini che dal ‘700 animano anche piccoli centri: Jesi, Camerino, Corinaldo, Matelica Urbania. Estremamente vario il panorama artistico della regione: L’architettura romanica, diffusissima, è tra le più articolate per tipi e forme, da quelle lombarde, alle cupole orientali, ai modelli bizantini.
Lo stesso si può dire per il gotico, che a San Ginesio riflette persino forme germaniche o per il periodo rinascimentale quando confluiscono le scuole dalmata, toscana, romana, e la pittura veneziana. Sulla ricca tradizione nel costruire mura e castelli si innestò la capacità progettuale dell’architetto Francesco di Giorgio Martini, che raggiunse l’apice in alcuni castelli, la cui pianta è ispirata alla forma di un’animale sempre diverso, secondo un gusto intellettualistico (San Leo, Sassocorvaro, Sant’Agata Feltria, Mondavio).
Si noti come le costruzioni siano quasi sempre di mattoni a vista, lavorati con grande abilità per la scarsità di altri materiali, salvo le cornici di pietra dei portali, che diventano il segno distintivo di ogni casa.
Moltissimi sono i centri interessanti delle Marche: la scelta che ne volume è stata fatta vuole presentare una certa varietà di tipi. Ecco perché, dei centri costieri, viene illustrato Fano, ma merita anche Senigallia per l’impianto antico, la palazzata lungo il porto canale e il magnifico Foro annonario. Come esempio di centri posti sui colli, abbiamo San Leo, Corinaldo, Cingoli, Camerino, Sarnano, Fermo, Recanati, Osimo, Moresco, Gradara, Torre di Palme, Serra San Quirico.
Su terrazzi fluviali sono Tolentino, Matelica e Pergola.
Ma bisognerebbe soffermarsi su molti altri centri: Treia, Visso, Amandola, Montefortino, Acquaviva, Arcevia, Ostra, Castel Fidardo, Montegilberto, Montelupone, Offagna, tutti in collina, o lo straordinario nucleo di Urbania, in parte pianificato. Caso a se è quello di Servigliano, paese costruito ex novo dallo Stato della Chiesa nel ‘700 per sostituire un paese franato.